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  • #GrazieMire

    In questo anno calcistico che di normale ha poco, diamo il benvenuto ad Arthur. Ma cosa si perde con la partenza di Pjanic?

    La prima cosa, la più scontata ed evidente, è che la partenza di Pjanic priva la Juventus di un titolare.

    Osservazione scontata? Si, lo è. Ma non dimentichiamo che non si arriva titolari alla Juventus. Lo si deve meritare e Pjanic, nel bene o nel male, con Allegri o con Sarri, quel ruolo da titolare se lo è sempre meritato lungo tutti e 4 gli anni. Tra critiche di ogni tipo, comportandosi da professionista anche in occasione delle rare panchine che gli sono toccate, a dispetto della rimproverata poca cattiveria, Mire si è sempre meritato lo status di titolare.

    Miralem PjanicDicevamo che, di fatto, né con Allegri che ne ha progressivamente arretrato il raggio di azione e che si vantava di avergli insegnato l’efficacia dei passaggi lunghi, né con Sarri che lo vedeva come il cuore pulsante del suo sistema fatto di fraseggi corti (ve li ricordate i cencinquanta passaggi?) il suo essere titolare non è mai stato oggetto di discussione. Nemmeno quando Bentancur ha fatto vedere di avere qualche numero da giocarsi per insidiare quella posizione di centrocampista centrale: Miralem rimane tutt’ora inamovibile davanti alla difesa, con il giovane uruguagio dirottato a destra oppure utilizzato nel turnover per far rifiatare il numero 5.

    Titolari alla Juve non si nasce ma si diventa, e la prova più difficile è quella della continuità nel lungo periodo (se avete dubbi su questa affermazione, provate a chiederlo ai vari Pereyra, Lemina, Emre Can, Ramsey, Rabiot e così via), anche se Dio solo sa quanta necessità avremmo di trovare chi riesca a poter cambiare volto al nostro povero centrocampo.

    Partendo Pjanic, la Juve perde anche un grande specialista nei calci piazzati, con il rimpanto di non aver sfruttato al meglio questa sua caratteristica, dato che CR7, non importa da dove e non importa con quali risultati, vuole sempre essere lui a tirare.

    Per un periodo le medie realizzative di Mire erano simili a quelle dei migliori tiratori al mondo. Ma questo prima dell'era Ronaldo (e non sarà molto diverso a Barcellona, dove gioca tal Messi...). Questo vuol dire anche dare ancora più fiducia a Dybala, che sarà l'incaricato a calciare tutte quelle punizioni troppo vicine al limite dell’area per Ronaldo o, per dirla meglio, non gradite al fenomeno portoghese

    Per contro, con Miralem la Juve perde un giocatore che sembrava non avere più stimoli per rimettersi in discussione. Il gioco corto predicato da Sarri, anziché esaltarne le qualità di regista come sperato da tutti gli appassionati di fede bianconera, sembra aver fatto crescere in Pjanic una certa pigrizia che porta il bosniaco a preferire le soluzioni semplici, per non dire scontate (i famosi passaggi laterali ad un metro che tanto ci fanno imprecare in sede).

    Tutti abbiamo sperato che Pjanic potesse diventare il Pirlo di questo ciclo, dato che nessuno (credo) mette in dubbio la visione di gioco e la precisione del giocatore bosniaco, ma così non è stato. La parte creativa del genio calcistico del Pjanista, si è trasformata in calcolatrice (anche se, in verità, questo cambiamento si era già intuito nell'era Allegri). Sfido chiunque a citare una partita nella quale il numero di passaggi a superare la linea di pressione degli avversari facendo progredire la manovra fatti dal bosniaco, superino i 5. Le verticalizzazioni sono diventate quasi un ricordo (tipo "ai miei tempi Pjanic lanciava lungo"), e questo e forse dovuto al fatto che non sembra sia mai scoppiato un gran feeling tra il bosniaco e Cristiano Ronaldo.

    Il Pjanic di Roma ve lo ricordate? Il rifinitore, quello dei passaggi filtranti...ecco, se ve lo ricordate, provate anche a ricordare quando vi è capitato di rivederlo in maglia bianconera.

    Dicevamo di Pirlo. Pirlo metteva a sedere gli avversari o semplicemente li mandava "a pescare" con le sue finte di corpo. Pjanic (l'ultimo Pjanic) ben difficilmente si comporta allo stesso modo, preferendo invece l'appoggio al compagno vicino, facendo perdere un tempo di gioco in fase di costruzione dal basso.

    Pochi rischi, certo, ma anche poca resa.

    Il suo sostituto designato, Arthur, sembra essere abituato a girare ad altri ritmi e potrebbe rappresentare una ventata di nuovo per il centrocampo bianconero.

    Sembra che, questa volta, la Juventus FC abbia preferito affidarsi all’incognita di un giocatore da costruire alle certezze di un titolare che, forse, ha già dato alla Juve tutto ciò che poteva dare.

    Respira, Mire.

    E grazie di tutto.

  • #TurndeLigtOn

    Le parole del difensore olandese nella conferenza stampa di presentazione
     

    «Sono molto giovane ma ho fatto tanta esperienza con l’Ajax. Sono qui per imparare». Con queste parole, stamattina, Matthijs de Ligt si è presentato all’Allianz Stadium nella conferenza stampa di presentazione. Un grande acquisto da parte della Juventus: l’arrivo dell’olandese rinforza ancora di più la già fortissima rosa bianconera. «E’ un grande passo per la mia carriera, il primo fuori dal mio Paese. Sono sereno, dovrò adattarmi al nuovo ambiente e alla nuova cultura sportiva. E’ stato un onore ricevere il benvenuto dei tifosi della Juventus. Avevo già in mente di venire qui, ma sicuramente mi hanno fatto piacere le parole di Ronaldo dopo la finale di Nations League». 

     
     
     
    LA TELEFONATA CON MISTER SARRI

    Matthijs ha poi raccontato del colloquio telefonico che ha avuto con Mister Sarri. «Gli ho parlato brevemente, giusto per cominciare a conoscerci. Lui è uno dei motivi per i quali ho scelto di venire qui. Ho sentito parlare benissimo del suo gioco, di come prepara la linea difensiva».

     

     

    BIANCONERO DA SEMPRE

    Nella giornata di ieri, su Instagram, de Ligt ha pubblicato un video nel quale si vede lui - bambino - che indossa la maglia bianconera. «Avevo 7 anni e ammiravo Fabio Cannavaro. Ho sempre avuto un buon feeling con la Juventus, sono sempre stato un grande fan del club».

     
     
    I SUOI OBIETTIVI

    «In questa stagione prenderemo parte a quattro competizioni e vogliamo vincere tutto. Questa è la mentalità che c’è qui. Vedremo partita dopo partita. Dal punto di vista personale voglio lavorare duramente e migliorare, l’Italia è famosa per la sua tradizione difensiva. Sarà diverso per me rispetto all’Ajax, qui la maggior parte dei compagni sono più grandi di me, hanno più esperienza. Mi riferisco a giocatori come Buffon, Chiellini e Ronaldo»

     

     

    LA SCELTA DEL NUMERO 4 

    Matthijs ha scelto il 4. «Per me è un numero speciale, fin da piccolo lo vesto. Qui alla Juventus ce l’hanno avuto grandi giocatori, spero di essere all’altezza di coloro che l’hanno indossato».

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    LA CONFERENZA STAMPA

     

  • #WelcomeSARRI

    sarriconf“Sono contento di essere qui oggi. Sono a disposizione per tutte le vostre domande e curiosità e per darvi le informazioni che vi posso dare”
    (M.Sarri, 20 giugno 2019)

     

    Di seguito, parte delle risposte date durante la conferenza stampa:

    PARATICI: “Noi avevamo le idee chiare sin dall’inizio, bisogna aver rispetto di tutti i soggetti in campo. Due grandi club, con il Chelsea che ringrazio per la collaborazione, e un alleantore ancora sotto contratto, per questo ci sono voluti tempi da rispettare”.

    SARRI: “Non penso sia una scelta rivoluzionaria. Io tre anni fa arrivo al Napoli e do tutto me stesso, sono andato li perché li tifavo da piccolo e avevo la sensazione potessimo diventare competitivi. Negli ultimi mesi a Napoli mi vengono dubbi sull’affetto della situazione, e mi sono detto che era nato un problema che il Napoli mi ha tolto presentando Ancelotti. A quel punto preferisco prima passare per l’estero, faccio un’esperienza bellissima ma nella seconda parte sento il bisogno di tornare in Italia, possibilità offerta dalla Juventus, la migliore società in Italia. È il coronamento di una lunga carriera e difficile, ho rispettato tutti, compreso me stesso”.

    SARRI: “Mai visto una società così determinata a prendere un alleantore, e questo mi ha convinto subito. Sono stati tutti compatti nel venire verso di me. Con il nome che si portavano dietro poi tutto è stato più facile”.

    SARRI: “Abbiamo davanti un lungo percorso per arrivare alla Premier League. La partenza è dalle strutture, girando in Inghilterra per gli stadi ti rendi conto dell’inadeguatezza delle cose in Italia. Il clima allo stadio è nettamente diverso. Abbiamo la fortuna che dal punto di vista professionale abbiamo ancora un piccolo vantaggio. Il gioco è una conseguenza della mentalità, la il risultato è meno importante di qui. Il fermento che vedo in Serie A mi fa pensare ad un anno stimolante per gli allenatori. Mi sembra si stia creando una bella aria frizzante e che ci siano i presupposti per vedere qualcosa di nuovo e interessante”.

    SARRI: “Mi aspetto di alzarmi la mattina a studiare il modo di vincere le partite. Il risultato non è dovuto, la mattina mi alzerò per vincere. La Juventus ha l’obbligo di avere i favori del pronostico, in Champions League anche ma dobbiamo far conto con altre 9 squadre diverse. Le responsabilità sono più a livello italiano che europeo, dove la Champions ha un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

    SARRI: “Penso che non si può partire dal modulo per fare mercato, bisgona avere le idee di chi può fare a differenza e metterlo in grado di farla. Il primo passo è studiare le caratteristiche dei giocatori, poi parlarci, e poi arrivare al modulo per valorizzarli al meglio. Il 4-3-3 del Chelsea era diverso da quello del Napoli, li dovevamo accompagnare le caratteristiche di Hazard. Dovremmo accompagnare i giocatori che sono capaci di fare la differenza, il modulo sarà una conseguenza”.

    SARRI: “Il mio è un percorso lungo, C2, B, A, Premier e poi Juventus. Mi da emozione essere qui, è la squadra più importante d’Italia. Il percorso è lungo e fatto di passi. Vengo dal Chelsea che ha una storia inferiore alla Juventus, per me è un altro passo in avanti di quelli fatti gradualmente. L’emozione è forte. Allenare Ronaldo è un escalation anche questa per me: ho allenato giocatori forti nel Chelsea, con lui si va al top mondiale. Ha tutti i record che si possono vere nel calcio mondiale, mi piacerebbe fargliene battere un altro così da poter aver inciso su uno di questi”.

    SARRI: “Io parlai di querela su chi mi dava alla Juve perché era una notizia infondata non perché c’era la Juve di mezzo… Io penso che ho vissuto tre anni in cui mi svegliavo la mattina con il pensiero di battere la Juventus, visto che noi eravamo l’alternativa più credibile. Io dovevo creare tutte le situazioni per battere la Juventus. Lo rifarei, ho dato il 110 per cento. Poi è chiaro che è un’avversità sportiva, che quando finisce finisce. Ora darò tutto per questa società, quello che ho fatto posso averlo fatto con mezzi o modi sbagliati ma è intellettualmente apprezzabile. Se un avversario è disposto a tutto per sconfiggermi lo posso odiare ma lo devo apprezzare alla fine”.

    SARRI: “I giocatori fanno dichiarazioni per  vivere bene nell’ambiente, poi nei messaggi personali ci sono cose diverse. A Napoli ne sono uscito per scelta inconsapevole mia ma consapevole della società Ho scelto l’estero per il rispetto ma sono tornato in Italia perchè mi voleva una società improntate. Nella vita ho rispettato tutti, ho sempre dato il mio 110 per cento e lo farò anche questi colori. Potrà essere non sufficiente magari ma è quello che posso dare. Io mi sento di aver rispettato tutti”.

    PARATICI: “Conta vincere. Siamo qui per questo, non c’è una ricetta per farlo, abbiamo fatto una scelta pensando che la spinta propulsiva data in questi anni da Allegri potesse affievolirsi un po’, quindi abbiamo preso questa decisione dettata non dal gioco o dai risultati ma per dare uno shock”.

    SARRI: “I club sono fatti da persone, ho visto tutti molto uniti tra di loro, compatti e questo è un qualcosa per me di importante, perchè il rapporto con le persone ti fa bene, vedere persone che vanno per la stessa strada ti fa sentire bene. Mi è bastato poco per capire che sono un gruppo forte per mentalità, determinazione e unione. Mi piacerebbe far fare il record di gol a Ronaldo”.

    SARRI: “Arrivo con scetticismo come ovunque. Sempre avuto tifosi scettici all’inizio. Vengo dall’altra parte, è giusto che un questa fase ci sia scetticismo. Poi ci sta un solo modo per toglierlo che è vincere e convincere. Dovremo andare in campo, divertirci e fare spettacolo”.

    SARRI: “Io penso che se un giocatore ha le qualità di Dybala e Cristiano Ronaldo può giocare in qualsiasi ruolo, quello che può cambiare è l’interpretazione di quel ruolo. Io per quanto riguarda il vincere ti posso dire poco perchè ho vinto poco e in categorie più basse. L’obiettivo di divertirsi in campo non è antitetico a quello di vincere. Se una squadra in campo diverte il pubblico acquista quell’entusiasmo collettivo che è benzina per far risultati. Non si può pensare che una squadra che si diverte è frivola. Mi ricordo che le prime 3-4 partite con l’Empoli in Serie A mi chiedevano se pensavo di salvarmi con il gioco in quel modo, ci siamo salvati a 6 giornate dalla fine. Hanno vinto squadre con tutte le filosofie di gioco, è bene che uno rimanga se stesso e abbia la consapevolezza di riportare le sue idee in campo e ai calciatori. È difficile coniugare le due cose ma penso si possa fare”.

    SARRI: “Io volevo vincere lo Scudetto, per quello ho detto alcune cose. Io in quel momento rappresentavo uno di quei popoli che più amano la propria squadra, non potevamo concorrere per tre obiettivi, abbiamo scelto lo Scudetto e siamo stati n ballo fino a 10 giorni dalla fine, poi non è finita come volevamo. La tuta? Non abbiamo parlato di questi aspetti. Preferirei sul terreno di gioco la tuta ma sarà argomento di conversazione, l’importante è che non mi mandino nudo”.

    SARRI: “Da squadra a squadra cambiano le caratteristiche dei giocatori. A Napoli erano tutti a disposizione della squadra, il Chelsea era una squadra fatta di giocatori di livello tecnico superiore ma con caratteristiche individuali differenti, quindi veniva fuori un calcio meno fluido ma altrettanto pericoloso. C’erano 3-4 individualisti da esaltare, e così perdevamo un po’ di fluidità ma siamo comunque riusciti a diventare efficaci e solidi, oltre che difficilmente battibili. Quando ci sono giocatori con caratteristiche definite, non sei più eseguibile e devi andare incontro alle loro caratteristiche. L’idea rimarrà la stessa, poi verrà modulata addosso ai giocatori che ti possono far vincere le partite”.

    SARRI: “In Italia è ora di smetterla con i cori, è una manifestazione di inferiorità nei confronti soprattutto del resto d’Europa. Lo pensavo a Napoli e lo penso anche ora, non si può rimanere 40 anni indietro rispetto all’Europa. Quando uscirò dal San Paolo sia fischiato che applaudito saprò che sarà una manifestazione d’amore”. 

    SARRI: “A Napoli ho fatto tutto per dovere morale e professionale, il coinvolgimento era forte, tifavo anche Napoli, c’erano tutte le componenti per cui combattessi per tutti quei colori. Poi tutto finisce, hai fatto un atto di rispetto estremo ad andare via per un anno, se ora ho la necessità di tornare e mi chiama la più grande società italiana devo portare rispetto alla mia professione. È un percorso normale, poi se uno ci va a ricamare sopra non se ne esce. Non ho fatto nessuna parte”.

    SARRI: “Ora parlerò con Fabio e vedrò come organizzarmi. Ho chiesto di parlare con 2-3 giocatori per condividere e sapere la loro. Voglio cominciare a capire quello che pensano di se stessi anche i giocatori, partendo da quelli più incidenti nelle prestazioni e i risultati. Non so quando sarà ma ci confronteremo con Fabio e vedremo”.

    PARATICI: “Faremo tutte le considerazioni del caso con il mister per il mercato e per incontrarsi con i giocatori. Il gioco di Maurizio non è stato centrale nella motivazione della scelta. Crediamo che lui sia il miglior allenatore per la Juventus in questo momento. Come pensavamo a Conte, poi ad Allegri, ora a lui. Ha mostrato grandi qualità in Italia e in Premier, penso sia il migliore ora per alleanare la Juventus”.

    PARATICI: “Faremo tutte le considerazioni del caso con il mister per il mercato e per incontrarsi con i giocatori. Il gioco di Maurizio non è stato centrale nella motivazione della scelta. Crediamo che lui sia il miglior allenatore per la Juventus in questo momento. Come pensavamo a Conte, poi ad Allegri, ora a lui. Ha mostrato grandi qualità in Italia e in Premier, penso sia il migliore ora per alleanare la Juventus”.

    SARRI: “Per età e esperienza ho affinato la percezione di quello che dicono i dirigenti. Ho trovato persone convinte di quello che volevano, il loro atteggiamento e la loro convinzione, il fare un sacrificio per venirti a parlare. Questo ti trasmette la loro unità di intenti e la loro convinzione”.

    SARRI: “I giocatori che ci possono cambiare la storia sono quelli offensivi, il resto dipende da noi saperli organizzare. Quando entri negli ultimi 30 metri ci sono giocatori che sanno fare la differenza e alcuni meno. Bisogna partire da Ronaldo, Dybala, Douglas Costa che è un top player inesploso. Bisogna partire da loro e adeguare la fase difensiva su quello che ci possono dare in ripiego. Bisogna partire dai piu tecnici e talentosi. SOno andato per esempi, non volevo dimenticare nessuno”.

    SARRI: “Voglio molto bene a Gonzalo, ma per quanto riguarda i giocatori della Juventus già in rosa è anche giusto che io ascolti la dirigenza sui calciatori che loro conoscono meglio di me. Io ho l’obbligo di dare loro retta per quello che riguarda i giocatori che sono qui. Quando avremo un’idea definitiva sul modulo di riferimento inizieremo a parlare. A me non piace fare richieste sui nomi ma soprattutto sulle caratteristiche. Mi interessa trasmettergli questo, sui nomi poi lui conosce molti giocatori più di me”.

    SARRI: “Allegri mi lascia un’eredità pesante. Vincere nei prossimi 5 anni quello che ha vinto Massimiliano negli ultimi 5 non sarà facile, ha fatto risultati e un percorso straordinario. Mi farebbe piacere vedere nella squadra quello che Allegri aveva, passare 30 minuti in difficoltà e poi in 10 tritare l’altra squadra. Forse è una conseguenza di come giocava, anche se avevi l’impressione di metterla in difficoltà c’era sempre il pensiero della sconfitta finale, era difficile affrontarli”.

    PARATICI: “Sempre stata la prima scelta. Quando incontri una persona l’atteggiamento che tieni e i comportamenti che hai fanno sentire all’altra persona che lo vuoi veramente”.

    SARRI: “Primavera e Under 23 avranno percorsi molto lunghi, faremo riunioni con tutti gli allenatori ma per inserire una filosofia e un modo di giocare dalle basi ci vuole tempo. Cercheremo di farlo germogliare, ma non sono Ferguson e manco ho l’età per farlo purtroppo. Non ho 24 anni per stare qui…”.

    PARATICI: “Abbiamo pensato che in questo momento fosse il miglior allenatore per noi”.

    SARRI: “Sinceramente non so cosa è il Sarrismo, sulla Treccani ho letto che è una filosofia calcistica. Io sono sempre stato questo, può essere cambiato il modo in cui vedevo il calcio, ma sono sempre lo stesso. Uno che ha bisogno di sentirsi dire e di dire in faccia quello che pensa e che pensano gli altri. Nel corso degli anni uno cambia, spero di non aver cambiato i concetti di fondo”.

    SARRI: “Tutti pensano che ho un cattivo rapporto con De Laurentiis ma non è così. Non ho sentito il Aurelio, che ringrazierò sempre perchè io tifavo Napoli da bambino e sono arrivato ad allenare la squadra che tifavo. Non ti dirò mai i nomi dei giocatori che ho sentito, sono conversazioni personali e private. Massimiliano Allegri non l’ho sentito, di solito ci chiamiamo d’estate con amici comuni. Ho fatto un’estate difficile ora avrò tempo per sentire anche lui, anche se di solito cazzeggiamo non parliamo di cose serie”.

    SARRI: “Con Gonzalo non ho parlato dopo la vittoria dell’Europa League. Dovevo farmi le mie idee sulla Juventus e su questo ambiente. Quando rientrerà avremo modo di parlarci. Gonzalo ha la capacità di giocare con chiunque, non vedo un problema nella sua figura. La mia sensazione è che lui abbia vissuto male il post Juve, che sia uscito scosso dalla Juventus e abbia fatto una stagione risultato di un trauma sportivo. Se ha una reazione forte può fare due tre anni a grandi livelli ancora”.

    SARRI: “Non so cosa sia lo stile Juve, ieri a cena ero con quelli che mi sembravano amici più che persone con etichette. Certe cose le ho dette e sbagliate, certe cose sono state strumentalizzate, la questione del dito è stata una reazione esagerata da parte mia. Ai tempi andai in sala stampa dicendo di aver esagerato nei confronti di 10-15 stupidi, non con i tifosi della Juventus contro i quali non ho niente.  Se ci sono 10 persone che ti insultano su 45 mila dovevo non reagire ma non li ritengo tifosi della Juventus”.

    SARRI: “Bernardeschi è un giocatore che mi piace tantissimo, ha una di quelle qualità comuni ai grandi giocatori che è la coordinazione. Gli manca un pizzico di continuità, e secondo me è in un momento in cui deve specializzarsi in un solo ruolo e giocarci con continuità. Il mondo dei media inglesi è fatto di grandi giornali e di giornali di livello inferiore. Ti fortifica, anche se in Italia erano riportate solo cose negative, e se superi gli attacchi che subisci è forza, ti danno qualcosa”.

    SARRI: “Non si tratta di incidere su un reparto o un singolo giocatore. Mi devo rendere conto quanto del modo di fare calcio che ho può portare produttività. Non posso imporre il mio calcio se non si può fare, devo vedere quanto posso incidere io e quanto posso far lasciare ai giocatori che incidono. Vorrei vedere Pjanic toccare 50 palloni a partita ma poi bisogna innescarla questa cosa. Io sono uno che organizza la squadra per 70 metri, negli ultimi 30 lascio molta libertà. Ogni squadra è come un figlio, vediamo quello che si può tirare fuori. Vincere di più sarà quasi impossibile, speriamo di continuare a farlo e di divertirci anche”.

    PARATICI: “Pogba e Rabiot sono due bravi giocatori. Pogba è un giocatore dello United che ci ha dato tanto e al quale vogliamo molto bene. Rabiot è un grande giocatore, facciamo la nostra corsa come altre squadre. Non solo su di lui. Prenderemo le decisioni più giuste per costruire la squadra sulle richieste dell’allenatore e su quello che vorremo noi”.

     

     

    Il comunicato ufficiale con cui la Juventus ha annunciato Maurizio Sarri come nuovo tecnico del club:

    Ha appena concluso un’eccellente stagione sulla panchina del Chelsea, coronata, dopo il terzo posto in Premier League e la Finale di EFL Cup, con la vittoria, pochi giorni fa, dell’Europa League.

    Dopo aver sollevato il suo primo trofeo continentale, adesso Maurizio Sarri ritorna in Italia, dove ha allenato per tutta la sua carriera, fatta eccezione, appunto, per l’esperienza inglese appena terminata. E da oggi, e per i prossimi tre anni (fino al 30 giugno 2022), guiderà la Juventus.

    Sessant’anni, nato a Napoli e vissuto a lungo in Toscana, Sarri intraprende nel 2001, dopo anni trascorsi nel mondo del calcio di categoria, la carriera di allenatore a tempo pieno.

    Inizia così un’avventura che, dal 2005, lo porta nel campionato di Serie B, alla guida di Pescara, Arezzo e Avellino. La strada verso la Serie A, però, è ancora lunga: Sarri guida, il Verona, il Perugia, il Grosseto, l’Alessandria e il Sorrento, fra B e Lega Pro.

    Poi nel 2012 inizia la storia con l’Empoli: Sarri sfiora la promozione nella massima serie già alla prima stagione (nella finale playoff vince il Livorno) e la raggiunge un anno dopo, concludendo il campionato al secondo posto.

    L’Empoli si conferma una splendida realtà calcistica anche nella stagione successiva, in cui conquista con anticipo la salvezza matematica. Il 2015, per il tecnico, è l’anno dell’approdo al Napoli, e anche qui Sarri lascia il segno.

    Con lui infatti la squadra partenopea raggiunge quota 82, 86 e 91 punti, dal 2015 al 2018: tutte le volte si tratta del record in Serie A per il Club, che conquista per 3 anni, due delle quali senza passare dai preliminari, la qualificazione alla Champions League.

    Infine, nel 2018/19, come si diceva precedentemente, l’ottima stagione con il Chelsea, in Inghilterra, e il primo trofeo continentale per Sarri.

    E adesso inizia per lui l’avventura in bianconero: benvenuto alla Juventus!

  • Auguri, Presidente!

    Andrea Agnelli

    Proprio oggi, nel 2010, iniziava la Presidenza Agnelli.

  • Chi è Danilo?

    Alla Juventus il gemello di Alex Sandro, ufficiale

    È ufficiale, Danilo è il colpo di calciomercato della Juventus. Nella trattativa che ha portato Joao Cancelo al Manchester City è arrivato il terzino brasiliano che in bianconero ritroverà Alex Sandro, compagno in campo e amico fuori fin dai dei tempi del Santos prima e del Porto poi. A Sarri dunque il compito di far rendere al massimo quello che era considerato uno dei tandem di terzini più forte d’Europa.

    Lo scambio di terzini tra Juventus e Manchester City ha portato Joao Cancelo in Inghilterra e Danilo Luiz da Silva in Italia è ormai cosa fatta. Si attendeva solo l'ufficialità arrivata puntualmente dopo le visite mediche svolte dal calciatore. L’operazione, conveniente dal punto di vista finanziario (plusvalenza da quasi 30 milioni per i bianconeri), non sembra però aver ancora convinto del tutto i tifosi della Vecchia Signora pronti però a ricredersi nel caso il brasiliano si dimostri all’altezza del suo predecessore passato alla corte di Pep Guardiola.

    Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato con la società Manchester City Football Club i seguenti accordi:

    acquisizione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Danilo Luiz da Silva a fronte di un corrispettivo di € 37 milioni pagabili in tre esercizi. Juventus ha sottoscritto con lo stesso calciatore un contratto di prestazione sportiva quinquennale fino al 30 giugno 2024;
    cessione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore João Pedro Cavaco Cancelo a fronte di un corrispettivo di € 65 milioni pagabili in tre esercizi. Tale operazione genera un effetto economico positivo di circa € 28,6 milioni, al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori.

    Detto ciò andiamo a conoscere meglio il laterale cresciuto nell’Atletico Mineiro anche se come biglietto da visita basta il suo palmares che recita due campionati portoghesi, due Premier League, una Liga, una Copa Libertadores, due Champions League, solo per riassumere i trofei più rilevanti.

    Meno dribbling, ma spinta costante

    Danilo e Pavel NedvedSi tratta di un terzino meno "dribblatore" di Cancelo, difensore che ha saltato più avversari di tutti in Italia negli ultimi due anni, da questo punto di vista è meno brasiliano ma non si tratta di un “terzino bloccato” dato che spinge in maniera più energica, sposta gli equilibri palla al piede, cerca l'uno contro uno in campo aperto, l'inserimento deciso e la conclusione da fuori.

    Dopo 4 anni si riunisce il tandem Danilo-Alex Sandro

    Il 28enne con un curriculum invidiabile (Atletico Mineiro, Santos, Porto, Real Madrid, Manchester City e ora Juventus) in bianconero si riunirà con quello che calcisticamente può essere considerato il suo gemello, vale a dire il coetaneo Alex Sandro. Sotto la guida di Maurizio Sarri dunque si riunirà quella batteria di terzini che prima al Santos e poi al Porto e nelle selezioni nazionali brasiliane avevano impressionato tutti prima che i milioni dei top club europei li separassero quattro anni fa (con Danilo finito al Real Madrid e Alex Sandro invece alla Juventus).

    PlayStation e musica: amici dentro e fuori dal campo
    I due si ritroveranno dunque in campo, ma anche fuori dal campo data la grande amicizia tra i due. Sia in Brasile che in Portogallo, infatti, Danilo e Alex Sandro passavano ore e ore assieme a giocare alla Play per la gioia (si fa per dire) delle rispettive fidanzate. I due però sono uniti anche dalla musica con il neoacquisto di Madama più bravo nel suonare il banjo, strumento a corda di origine africane caro a tanti brasiliani, mentre l’esuberante Alex Sandro, l’altro laterale che da anni ha piantato le tende in casa della Signora, si destreggia meglio come ballerino. In casa Juventus ovviamente si spera che in campo i due terzini ballino poco in difesa, e al contempo facciano ascoltare la samba alle difese avversarie come ai tempi del Santos o del Porto.


  • E dopo #W8NDERFUL?

    Qualche pensiero in libertà sulla Serie A TIM, dopo l'ottavo scudetto consecutivo o, più semplicemente, #W8NDERFUL.

    Probabilmente, la portata di ciò che sta accadendo in questi ultimi anni, non lo stiamo ancora comprendendo appieno. Con quest'anno, la Juventus è arrivata ad un totale di 37 scudetti, 8 dei quali consecutivi. In questa particolare classifica, il primo inseguitore è il Milan, fermo a 18 scudetti (meno della metà del bottino Juventino) mentre, se guardiamo ai titoli consecutivi, ci si ferma ai 5 vinti dalla stessa Juventus tra il 1930 ed il 1935 (in fondo, "solo" 80 anni fa') e dal Grande Torino tra il 1942 ed il 1949 (serie interrotta, probabilmente, solo dalla tragedia di Superga, della quale domani ricorre l'anniversario).
    E se volessimo estendere la nostra ricerca anche ai 5 maggiori campionati europei, sarebbe record comunque, dato che l'Olympique Lyonnaise ha interrotto la propria serie a 7, vinti tra il 2001 ed il 2008. Continuando di questo passo, si corre il rischio di diventare un punto di riferimento per qualsiasi campionato calcistico a livello mondiale, anche quelli nei quali si gioca con una palla fatta di stracci.

    Più che noi tifosi juventini, che siamo ancora troppo impegnati a digerire l'uscita dalla Champions League contro l'Ajax, ciò che davvero mi stupisce è che nessuno tra i rivali della Juventus sembri rendersene conto (più che rivali di tifo mi riferisco alle società impegnate nel campionato di Serie A, perché pensare che un tifoso avversario prenda consapevolezza di cosa ha fatto la Juventus in questi ultimi anni è davvero chiedere troppo). Perché se si pensa allo svantaggio accumulato dalla Juventus nei confronti delle dirette concorrenti, dopo Farsopoli (e quì parliamo di nemmeno 15 anni fa', non della preistoria) e si guarda a cosa ha saputo relizzare in questi anni, è impossibile non notare il divario creato, che difficilmente qualcuno saprà colmare nel breve periodo e che, anzi, probabilmente crescerà ancora, mentre le rilvali impiegheranno il loro tempo tra le varie discussioni sui favori ricevuti o negati (a seconda dei colori, dei mani volontari e involontari, del VAR), dei fatturati o della composizione degli anticipi e posticipi.  

    Se lasciamo spazio alla matematica, fredda quanto si vuole, ma che non si piega alle interpretazioni di nessuno, il quadro che emerge da questi ultimi 8 campionati è significativo: le antagoniste più accreditate (dagli addetti ai lavori e dagli abitudinari proclami d'agosto) hanno accumulato mediamente ritardi che vanno da 15 a 30 punti (ovviamente, essendo il campionato corrente ancora in corso, i dati non sono finali):

    Squadra 2011/12 2012/13 2013/14 2014/15 2015/16 2016/17 2017/18 2018/19 Totale Differenza Media annuale
    Juventus 84 87 102 87 91 91 95 88 725    
    Napoli 61 78 78 63 82 86 91 67 606 -119 -14,8
    Roma 56 62 84 70 80 87 77 58 574 -151 -18,8
    Milan 80 72 57 54 57 63 64 56 503 -222 -27,7
    Lazio 62 61 56 69 54 70 72 52 496 -229 -28,6
    Inter 58 54 60 55 67 62 72 61 489 -236 -29,5

    Numeri alla mano, i distacchi si stanno riproponendo anche nel campionato corrente con uguale e preoccupante puntualità e precisione: l'Inter, che a detta degli addetti ai lavori e del suo neo-presidente Zhang avrebbe dovuto iniziale una sorta di conquista del mondo ("Schiacceremo tutti, dentro e fuori dal campo!"), ha accumulato anche nel campionato 2018/19 un ritardo di 27 punti (dato aggiornato al 3/5/2019).

    Numeri che non cambiano se, indipendentemente dalla seconda classificata negli 8 campionati analizzati, andassimo ad analizzare la media dei punti di distacco accumulati dalla prima inseguitrice: avremmo una media di 11 punti di distacco!

    Se nemmeno questi numeri sono in grado di far sorgere qualche domanda a chi la Serie A la vive da protagonista, continuando a farla vivacchiare in una situazione dove una società che ha saputo rinnovare ed innovare sta facendo piazza pulita di trofei ed introiti, allora la situazione non è allegra per nessuno. Se Inter, Milan (per storia, numero di tifosi e capacità economica), Roma e Napoli (che per la prima volta nella loro storia si sono trovate ai vertici della classifica per un periodo così prolungato) dedicano le loro energie a fare gli struzzi anzichè approfittare dell'esempio e cogliere le opportunità di ricavi e di crescita che questo comporta, accontentandosi di fare da comparsa, allora il dominio bianconero è destinato a durare ancora a lungo. Con buona pace del campionato di calcio italiano.

    L'Inter, che forse è la meglio posizionata dopo l'ingresso in società dei cinesi, ha delapidato un patrimonio immenso negli anni immediatamente successivi il 2010, in piena era morattiana che dell'ubriacatura da successo (e conseguente immobilismo spacciato per troppo amore) si è fatto paladino. Le due squadre di Roma stanno viaggiando più o meno a vista e, se questo è (con qualche sforzo) comprensibile per la Lazio, per la Roma a stelle e striscie è difficile non parlare di fallimento di un progetto. Le restrizioni del Fair Play Finanziario e i vari pasticci all'italiana verificatisi nella capitale (non ultima la questione stadio), sembrano aver raffreddato gli animi di Pallotta, proprio negli anni in cui, paradossalmente, la sua squadra avrebbe dovuto crescere di più. Il Napoli, encomiabile e sempre attento alla sostenibilità aziendale, non ricordo aver mai dato segnali o volontà di investimento. Al contrario, spesso e volentieri De Laurentiis sembra proprio disinteressarsene. Ultimo, ma non per ultimo, il Milan che, rimasto orfano di Berlusconi (tralasciando la parentesi Yonghong Li) e passato in un modo o nell'altro nelle mani del fondo Elliott, ancora non si capisce quale business plan abbia. Per non parlare delle grane con la UEFA.

    Come nel più tradizionale modo di pensare italico, meglio concentrarsi sulle colpe (altrui) o i torti subiti che sui meriti (sempre degli altri). E allora si andrà avanti all'infinito con la litania dei rigori non dati o dati (questo a seconda dei colori coinvolti nella discussione), a parlare di VAR e fuorigioco millimetrici, agli orari delle partite, ai fatturati e chi più ne ha, più ne metta. Perché riconoscere i meriti, non è cosa che fa' per noi, molto più comodo trovare un colpevole.
    Fino a quando la squadra (o meglio, la società) che sta trainando l'intera Serie A, nonostante quest'ultima sia molto spesso solo un generatore di caos (qualcuno ricorda la gestione folle dei diritti televisivi ad inizio campionato? O la gestione dilettantesca della serie B?) inizierà a porsi essa stessa qualche domanda.
    Ma forse tutto questo verrà anticipato dall'ECA che pianifica, per il 2024, la definitiva smobilitazione dei campionati nazionali. 
    Ma anche allora, immagino, ci sarà qualcuno pronto a trovare il colpevole in quei colori bianconeri, rei di aver fatto perdere di interesse quello che una volta era considerato il campionato più bello del mondo.
  • Grazie Max, è il momento giusto

    Massimiliano Allegri e la Juventus si separano.

    Con fischi, insulti e una terribile e raggelante sensazione di fragilità iniziò il suo percorso in bianconero.

    Con fischi, insulti e una terribile e raggelante sensazione di insoddisfazione si temeva potesse proseguire.


    Massimiliano AllegriIn mezzo, Allegri è stato l’allenatore più vincente, in termini di vittorie sul numero di gare disputate, della storia della Juventus FC. L’allenatore che ha consolidato il dominio in Italia, proseguendo ed allungando la striscia degli scudetti con 5 campionati di fila per un’impresa che ha reso EPICO il probabile e lo scontato, ci ha aggiunto 4 Coppe Italia, con quella stella (la decima) che mancava ad una Juventus dominante.
    Soprattutto, Allegri ha preso lo straordinario lavoro di Antonio Conte e ha saputo farlo suo e poi gradualmente adattarlo e modificarlo alle sue idee, dando fiducia e “halma” alla squadra soprattutto in Europa. Siamo così passati da una squadra ai margini dell’impero europeo (quel ristorante troppo costoso) che Conte aveva provato a fronteggiare con armi troppo spuntate, ai vertici della montagna più alta da scalare, fin da subito. A Berlino.
    Con 7 uomini diversi da quel manipolo di underdog del primo anno, la Juventus di Allegri, ancora più forte e dominante in Italia, si era ripresentata, due anni dopo, di nuovo alle vette dell’Olimpo, questa volta con voce autorevole, cammino autoritario, per quanto non spettacolare, e la fiducia di un popolo pronto ad assaporare una gioia diventata ossessione dopo 20 anni. A Cardiff.
     
    Da lì in poi Allegri ha perso quasi tutto: il calore, l’entusiasmo e la fiducia della gran parte dei tifosi, la capacità quasi prodigiosa di inquadrare un modulo perfetto durante l’anno, in grado di valorizzare tutti gli elementi di talento in squadra senza perdere in efficacia, e probabilmente anche il credito e la fiducia illimitata di una Presidenza che lo aveva elogiato (memore di quei fischi del 15 Luglio 2014).
    Soprattutto, negli ultimi 2 anni Allegri ha perso quella voglia di una ricerca di un calcio più qualitativo, ripiegandosi invece sulle altre sue doti: la gestione dei momenti, dei tempi, delle fasi di gara e l’adattarsi all’avversario -tatticamente e fisicamente-, purtroppo anche nella mediocrità.
    Così Allegri ha continuato a vincere, seppure di “corto muso” contro Sarri (o Pochettino) ma ha preso la china di un’involuzione tattica, o meglio, di una mancata evoluzione, che ha avuto due abbaglianti momenti di illusoria bellezza e fierezza: Real-Juventus (1-3) e Juventus-Atletico (3-0) e una brevissima -davvero troppo- stagione di gran calcio, iniziata a Valencia e terminata, 2 gare dopo, sempre col Valencia in casa, dopo le picconate di Mourinho.
    Nell’anno dello shock più potente della storia del calcio –Cristiano Ronaldo alla Juventus- arriva non solo il primo flop in termini di risultati (l’eliminazione da parte dell’Ajax) ma soprattutto la sensazione di una incapacità di Allegri di rigenerare sé stesso, di ricercare un gioco adatto alla spettacolare qualità della rosa in suo possesso. Non è tanto l’essere usciti dalla Champions, ma il modo, il come e il perché.
    La Juventus ha deciso: cambiare prima di essere costretti.
    In modo altrettanto certo e senza dubbi, Massimiliano Allegri va ringraziato per 5 meravigliosi anni, con 2 grandissime illusioni e 2 stagioni opache ma pur sempre vittoriose. Va ringraziato per i 5 Scudetti, sia quelli mai in discussione, sia le due rimonte con Zaza a Napoli e Higuain a Milano, per le 4 Coppe Italia. E va ringraziato per Dortmund e Berlino, per Monaco e Montecarlo, per le vittorie in casa dei due Manchester e a Wembley, per le imprese -realizzate o sfiorate- al Bernabeu e per i 3-0 rifilati al Barcellona e all’Atletico.
    Se ne va un grande Allenatore, che ha rivaleggiato con Klopp, Ancelotti, Enrique, Guardiola, Emery, Zidane, Pochettino, Mourinhoe Simeone, a volte vincendo altre perdendo, grazie ad una squadra sempre più forte e consapevole. Se ne va al momento giusto, perché la Juventus è diventata più grande di qualsiasi allenatore che non riesca, per più di due anni, a stare al suo passo.
    Se ne va un Mister a suo modo unico ai microfoni, istrionico e cazzeggiante, lucido e ironico, con qualche scivolone legittimo, mai polemico su alibi arbitrali o fatturati o altri mezzucci cari ad altri mister, sempre perfetto nell’aderire ad uno stile Juventus inappuntabile, con un calo -coincidenza- nell’aplomb e nel livello delle argomentazioni negli ultimi 2 anni.
    Se ne va, tra gli applausi -speriamo- sia di chi non apprezza questa scelta, sia di chi aveva il timore di una sua permanenza.

    Grazie Mister. Grazie Andrea.

    Andiamo avanti e applausi!
  • Il nuovo Home Kit 19/20!

    La Juventus lancia oggi la divisa Home by adidas per la prossima stagione!



    E’ una domenica molto importante, questa, per la Juventus. 
    E’ la domenica in cui diamo il benvenuto al nuovissimo Kit Home 2019/2020.
     
    Nuovissimo… sotto tutti i punti di vista. La Juventus continua infatti a guardare al futuro, con l’intento coraggioso di rompere gli schemi, e senza dimenticare l'eredità del passato. 
     
    Per la prima volta, infatti, la divisa bianconera è divisa in sole due parti: ovviamente, una bianca e una nera. Ma insieme ai colori iconici del Club, c’è anche un inatteso rosa: è quello presente al centro, proprio fra il bianco e il nero. Il primo colore della storia Juventina (il rosa) insieme a quelli che ne hanno costruito la gloria.
     
    Completano l’alternanza le maniche, sempre una bianca e una nera, con le classiche tre strisce adidas, per una maglia che è più di una maglia: è un invito ai fans ad abbracciare un pensiero nuovo. Diverso. Ma sempre, profondamente, juventino. #BETHESTRIPES.
     
    La nuova maglia Juventus 2019/2020, creata con la innovativa tecnologia CLIMALITE, è disponibile da oggi presso tutti gli store Juventus, fisici e sullo Store Online ufficiale.
  • Juventus Membership

    C'è solo un modo per portare la vostra passione per questi colori ad un nuovo livello: quello di aderire ad uno dei programmi di Juventus Membership!

    Aderendo al programma membership, entrerete a fare parte di una grande famiglia sempre più vicina al mondo Juventus a 360 gradi!

    In questa pagina, cercheremo di elencare e spiegare le offerte legate alle membership previste da Juventus F.C., e che potrete richiedere anche attraverso il nostro Club.

    Tutte le Membership presentate in questa pagina, hanno validità 12 mesi.

    J1897 MEMBERSHIP

    J1897Si tratta della membershipdi punta tra quelle proposte, che prevede:

    • Welcome pack (magia gara Away 19/20, fascia da Capitano "Exclusive J1897 Editions", card e attestato personalizzato)
    • Prima fase di vendita riservata
    • Fan Service dedicato
    • Eventi esclusivi su invito
    • Sconti speciali del 10% sul Juventus Store, Juventus Online Store, Juventus Museum
    • Sconto del 10% sui servizi JMedical

    Fase di vendita riservata anticipata:

    La fase di vendita riservata dà diritto ad accedere alla fase di vendita dei biglietti, in quel momento disponibili, riservata ai titolari di J1897 e di Black&White Membership. Per i residenti in Italia, per usufruire della Fase di Vendita Riservata, è necessario essere fisicamente in possesso della Tessera del Tifoso.

    I J1897 Member accedono alla fase di vendita prima dei Black&White Member e della vendita libera.

    Ogni J1897 e Black & White Member in possesso di tessera del tifoso potrà acquistare fino a 4 biglietti a patto che tutti siano J1897 o Black & White Member.

    Ogni J1897 o Black & White Member che usufruisce della Fase di Vendita Riservata può acquistare fino ad un massimo di tre biglietti aggiuntivi intestati a Junior Member.

    Attenzione: Non è possibile effettuare il cambio nominativo sui biglietti acquistati durante la Fase di Vendita Riservata

    La brochure della J1897 Membership la potete scaricare a questo link.

    BLACK&WHITE MEMBERSHIP

    Black&White MembershipLa sottoscrizione alla Black&White Membership prevede:

    • Welcome pack esclusivo (zaino richiudibile, berretto, portachiavi, card e attestato personalizzati)
    • Seconda fase di vendita riservata
    • Fan Service dedicato
    • Eventi su invito
    • Sconti speciali del 10% sul acquisti presso Juventus Store o Juventus Store online, tariffa speciale per Juventus Museum
    • Sconto del 10% sui servizi JMedical

    Fase di vendita riservata anticipata:

    La fase di vendita riservata dà diritto ad accedere alla fase di vendita dei biglietti, in quel momento disponibili, riservata ai titolari di J1897 e di Black&White Membership. Per i residenti in Italia, per usufruire della Fase di Vendita Riservata, è necessario essere fisicamente in possesso della Tessera del Tifoso.

    I Black&White Member accedono alla fase di vendita dopo i J1897 Member e prima della vendita libera.

    Ogni Black & White Member in possesso di tessera del tifoso potrà acquistare fino a 4 biglietti a patto che tutti siano J1897 o Black & White Member.

    Ogni Black & White Member che usufruisce della Fase di Vendita Riservata può acquistare fino ad un massimo di tre biglietti aggiuntivi intestati a Junior Member.

    Attenzione: Non è possibile effettuare il cambio nominativo sui biglietti acquistati durante la Fase di Vendita Riservata

    La brochure della Black&White Membership la potete scaricare a questo link.

    JUNIOR MEMBERSHIP

    Junior MembershipLa sottoscrizione alla Junior Membership prevede:

    • Un Welcome Pack (Zaino richiudubule, targa, palla, card e attestato personalizzati)
    • Fan Service dedicato
    • Eventi esclusivi su invito dedicati
    • Sconti speciali del 10% negli Juventus Store, 15% voucher su Juventus On line store da riscattare dal profilo del fan che regala Junior Membership

    La brochure della Junior Membership la potete scaricare a questo link.

    Nella stagione 2018/2019 per ogni Junior Membership sottoscritta, Juventus ha donato € 1 a Save the Children.

    La tua Junior Membership è stata così trasformata in libri, musica e sport per garantire educazione, opportunità e speranza ai bambini, in particolare nei contesti di maggiore fragilità sociale in Italia. Per maggiori info clicca qui.

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